ANGELI DI OGNI ETA'


Angeli di ogni età


 La mente corre, corre veloce,

apre i cassetti dei ricordi.

Le immagini son qui,

davanti ai miei occhi,

 sogni che non dormono mai...

 Mamma, papà, le risate, le favole,

la buona minestra...

Il calore della famiglia riunita,

le parole mai banali.

Tempo di qualità, di crescita,

tempo di vita, autentico e meraviglioso.

 Dove sono ora quei giorni di armonia,

su un altro pianeta?

Dov’è la delicatezza

in questo mondo volgare e violento?

Ondeggio confusa, non odo risposte.

Mi inginocchio, piango,

infine mi rialzo.

 Come nelle favole,

le lacrime spengono il fuoco

 della sofferenza,

 una tempesta di baci

scende dal cielo.

Caldi abbracci mi avvolgono.

Tutto intorno tace.

Esistono luoghi

che forse non calcherò mai con i piedi

nè  toccherò mai con le mani,

li sfiorerò ogni tanto con la fantasia,

 lì troverò sempre le persone

che sono parte di me.

Angeli di ogni età.

 

 

Pia Di Berardino

 



IL SUO MONDO

 


Il suo mondo

La riconosci tra mille.

La puoi incontrare ovunque c’è bisogno di cuore.

Eccola, eccola…ha le tasche traboccanti di cibo per i suoi amati animali.

 Oh! Un trovatello che si aggira per strada,dove lo può sistemare?

Non in un canile, lo tratterebbero male! Lo tiene con sé, gli parla a bassa voce accarezzandolo.

La mia amica non si lascia imprigionare dal freddo invernale,

si diverte sulla neve a fare ritratti, a rotolare con i suoi cani;

se resta in casa costruisce con ingegno e passione mille cose preziose e rare.

È brava la mia amica, non si vanta.

Sa di straordinario! Lei, poi, ama il sole, il caldo, e sfrecciare in bicicletta lungomare.

Ora la vedo camminare sulla spiaggia, dove l’onda arriva all’improvviso, le bagna i piedi.

Si china a raccogliere le conchiglie e poi in un baleno si lancia in una corsa sulla calda sabbia, ridendo contenta come una bambina con al seguito i suoi cani.

Poi si distende al sole e sfiora con la sua anima l’immensità dei sogni nella vastità del mare. È gentile la mia amica, si chiama Maria Rita. 

 

 

Pia Di Berardino





OLTRE L'APPARENZA

 




Oltre l'apparenza

 

Di un azzurro lontano,

è di un colore straordinario questa brezza che invade gli occhi di bellezza, 

scende in fondo al cuore quando c’è tristezza,

è stata scelta per me dai colori dell’arcobaleno;

è l’aura indaco che riflette la mia anima. Sono venuta al mondo con regalità invisibile alla consueta percezione.

Sono capace di sapere cosa accade nel tuo cuore e nella tua mente.

Ti colgo in fallo quando vuoi confondermi:

i miei occhi sono finestre sui tuoi sentimenti. Sono sensibile e speciale, insofferente alle regole ma straordinariamente intelligente!

Sono custode di poteri non facilmente raggiungibili da tutti.

Fa in modo che io possa esprimermi e abbracciami affettuosamente.

La tenerezza è l’unica insurrezione per cambiare questo mondo:

voglio salvare la sua sconfinata bellezza.

 


Pia Di Berardino



BUON NATALE


 

Buon Natale

 

 

Con le immagini più care

riusciamo appena a sussurrare,

Buon Natale mamma e papá.

Sia davvero felice questo giorno arrivato,

per voi che ci avete amato di un amore incondizionato.

Per voi che ci avete insegnato a camminare

senza paura di inciampare,

e se per caso, qualche sasso abbiamo incontrato,

il ben, su quello é stato costruito.

La Luce brilli sui vostri pensieri e

sulle immagini antiche in questa Notte.

E nello splendore dell’Albero danziamo,

danziamo con voi fino al sorgere del Giorno,

perché per ora questo ci appartiene.

 


 Pia e Maria Di Berardino




UN PENSIERO PER TE

 Un pensiero per Te

Socchiudi gli occhi, dormi Bambino regale. Troppi piedistalli al di sopra di Te si sono innalzati. Troppi i sentieri ingarbugliati da accecanti egoismi.

Chiudi gli occhi Bambino speciale all’inarrestabile orgoglio, alla vita agitata da insane passioni. Troppo il vuoto, la superficialitá e l’inettitudine scava la coscienza.

Troppo il chiacchiericcio assordante e l’indifferenza.

Non piangere ora Bambino Gesù, c'è una luce, non é un’illusione!

É la Cometa che si specchia sul tuo volto giá illuminato per armonia di Bene e Giustizia Universale.

É la Cometa che riconduce i pastori da Te. Tu, Luce di bellezza di umano splendore entra nella camera oscura della mia ragione.

 

 

Pia Di Berardino




NOTTE CHIARA


Notte chiara

 La sera alzo lo sguardo al cielo stellato, lo spettacolo e’ gratuito e si ripete ogni volta nella notte serena.

Quante stelle! Sono forse novemila? Non so, ci siete anche Voi, questo e’ sicuro! E la mattina, quando ancora regna la notte che precede l’aurora, siete ancora lì, nella gara scintillante.

Accanto alle grandi si uniscono le piccole stelle, alle quali e’ data la capacitá di imparare a brillare.

Ed io quaggiù sento di diventare punto luce ogni giorno, per me che ogni tanto mi perdo.

 

 

Pia Di Berardino



 

VIAGGI DELL'ANIMO



Viaggi dell'animo




Viaggio come viandante

nelle vie della vita,

con profonda dolcezza

stupore immenso

gratitudine al cielo.

Il mio animo grande

aperto a sentimenti nobili e semplici,

ribelli e superbi,

cambia con il mutar delle stagioni, del tempo, degli attimi,

e se una nota di malinconia si affaccia,

indugia per poco e svanisce delusa.

 

La trama del vivere

mi porge una varietà di colori

senza eguali.

Il disagio talvolta,

mi sussurra che son poco.....

lo ascolto e ricambio

con immagini di cieli segreti,

immensi come lo spazio del sole

e la vastità del mare.

 

É

nella dimensione dove non v'è ansia,

né vuoti di vertigini,

alla sola presenza del tempo

che scorre inesorabile.....

proprio lì.....

irrompe una cascata di luce,

che senza alcun rumore

fa sbocciare le orchidee

 


Pia Di Berardino



 



UNA BELLA FESTA

 


Le sagne con la mpersia

 

Mentre l'acqua bolliva, la nonna ci invitava a stracciare la rotonda e liscia sfoglia di acqua e di farina.

Una gran festa per noi bambine liberare così la fantasia. Era un po' come uscire dalle “regole”, che allegria!

Poi la nonna, lasciava scivolare nel caldaio le buone e bianche forme, che

ben presto riaffioravano come piccole opere d'arte, che meraviglia!

L'odore del soffritto di “'mpersia”, di olio, di aglio e del birichin peperoncino, profumavano la cucina di buon cibo.

Tutti a tavola a mangiare le “stracciate” e ricche “sagne”, anche i vicini venivano a gustarle nella lieta sagra familiare.

Erano pedagogisti i nostri nonni e non sapevano di esserlo, ma noi bambine sapevamo essere contente.

Pia Di Berardino


                           Giornata Nazionale dei Borghi Autentici 30 Settembre 2018 Comune di Sante Marie (AQ)





LA FELICITA'

 


La felicità


Dov'e' racchiuso il suo segreto?

Dov'è custodita la sua casa?

In quale silenzio si nasconde?

È la ragione di vivere di ognuno.

La si cerca continuamente.

Non battete all'uscio dell'avaro o alla porta dell'egoista; là non entra mai: la porta è troppo stretta e la strada è senza uscita.

Non camminate sulle orme del ladro, sbagliereste sentiero;

chi ha mai tolto una scintilla al sole?

Non seguite i viottoli delle droghe, vi brucereste: il miraggio è il desiderio del deserto.

Avete mai incontrato la felicità nella fama? Nella ricchezza e nella gloria?

Gli idoli cadono, le statue si frantumano: sono di argilla.

Osservate una mamma quando prega, i gerani fioriti sul balcone, l'acqua limpida del fiume, le vette dei monti al sorgere del sole, una goccia di rugiada che riflette il cielo, un sorriso di bimbo appena nato.

Guardando lontano, oltre lo spazio e i limiti del tempo,

vedrete una giostra di meraviglie e ascolterete il canto di una gioia sempre nuova.

 

Pia Di Berardino

SUL TEMPO

 



Sul tempo

 

Questo tempo si è messo a correre con una velocità prepotente, obbligandomi a vivere perennemente proiettata in avanti, annullando la lentezza ed il rispetto dei miei ritmi.

È un tempo sprecato questo e che mi fa star male! Voler capire, spiegare, pensare e ripensare, correre e andare.

Ma io voglio vivere il tempo di qualità. E nella melodia del silenzio, dalla camicia di forza che indosso, si sprigiona una visione di inconfondibile bellezza.

Un cielo limpido che sfiora le montagne, il silenzio dei boschi, il profumo dei campi, l'acqua sorgiva, il canto degli uccelli.

Socchiudo gli occhi e mi affido alla pace di questo presente, che fa lo sgambetto alla febbrile irrequietezza.

 

Pia Di Berardino






LA MIA INFANZIA



L'INCANTO DELLA MIA VITA

 

Una miriade di pensieri, voci, immagini e ricordi, affolla disordinatamente la mia testa. Mi scrollo di dosso tutto, come fosse un cappotto bagnato dalla pioggia o dalla neve e... lascio il posto al primo ricordo che prepotentemente raggiunge la luce, la serenità, la gioia, la pienezza. La casa dei miei nonni, Domenico e Angela, situata al centro del paese, S. Stefano, a due passi dalla piazzetta della Chiesa. Eh sì! Ho avuto il privilegio di nascere in casa, nella calda, accogliente, umile e sicura casa dei miei nonni. La zia Antonina mi narrava sempre la mia venuta al mondo. Una bambina ben nutrita, come una luna piena, con le proporzioni generose... in seguito immaginavo di essere uscita da un quadro di Botèro.

Nella casa c'era posto per tutti, per me, Maria mia sorella, mamma, i nonni; papà, zia Dora, zio Antonio quando tornavamo da Roma. È vero, c'era posto per tutti. La porta sempre  aperta, per accogliere, "Favorisca" durante i pasti, per offrire gratuitamente ascolto e aiuto. Eravamo in armonia, senza grandi problemi, si viveva sereni e tutto ciò allora bastava. Una grande stufa a legna sostituiva il camino, cuoceva le barbabietole e le patate per gli animali, riscaldava la casa e il mio piccolo cuore di bambina attenta. La finestra della cucina dava proprio sulla via principale, Via dei Marsi. Da lì, ogni scena di vita quotidiana potevo vedere e sentire tanto da scriverci un libro. Dal saluto dei paesani, al mattino e alla sera, al passaggio rumoroso degli animali, mucche, pecore, capre, cavalli, tutte le belle abitudini di una convivenza civile e pacifica ormai dimenticata nel tempo.

I ricordi? Tanti tanti. Capitava spesso la sera che entravano in cucina i paesani contadini per mettersi d'accordo per andare a mietere, a zappare o vendemmiare il giorno successivo, per andare incontro al vicino di casa, impossibilitato da una febbre o da altri problemi. La solidarietà era cosa di ogni giorno.

La mamma era molto laboriosa, ora in campagna con il nonno, ora con gli animali da custodire, ora con i panni da lavare a mano; ricordo le lenzuola così pesanti e infine bianche e profumate, lei e la nonna facevano il sapone fatto in casa. Il tempo più bello lo dedicava a me e a Maria; il bagno nella cucina, gli asciugamani caldi, il borotalco, le coccole. Stirava i nostri vestitini con il ferro a carbone, che andava a prendere con la paletta dalla vicina di casa, passava il bianchetto sulle scarpe, le sue bambine erano sempre pulite e profumate.

La nonna preparava da mangiare per tutti, il sapore delle patate lessate, riscaldate con la cipolla, non lo dimenticherò mai. Si prendeva cura di me e Maria con una dedizione encomiabile e con la pazienza proverbiale di Giobbe. Ricordo che ci faceva ammassare

con farina e acqua, mentre lei stessa preparava le famose "sagne". Vedo ancora il suo viso ovale, quel viso che un giorno ispirò un pittore di passaggio.

Molto spesso diventava infermiera, sapeva fare le iniezioni, assisteva le donne partorienti, aveva parole buone per tutti. In seguito mamma mi disse che aveva ricevuto un miracolo dalla Madonna. La nonna era una santa donna!

Il mio papà, Angelo, tornava da Roma con la valigia sempre piena di sorprese e, con Ia sua innata allegria, facevamo una gran festa. Mangiavamo persino in camera da pranzo. Mamma e nonna cucinavano ancora meglio, fettuccine, coniglio, facevano anche la crema, la famosa "zuppa inglese". Finalmente la famiglia si riuniva. Il tempo che papà trascorreva con noi era breve ma di gran valore. Voleva sapere della scuola, la storia, i re di Roma, le tabelline a memoria. Improvvisava favole, storie bellissime da far contento anche Rodari. Di solito le raccontava in cucina, mentre mamma e nonna lavavano i piatti; ancora ricordo quella fragranza di sapone e arrosto di coniglio che si diffondeva nell'aria. Le storie le ambientava proprio nei posti più noti del paese: i "Fontacciuni", la "Cerqua", le "Visèi", ecc. Io e Maria, rimanevamo incantate dal suo modo di drammatizzarle, una contentezza indicibile ci prendeva. In seguito quella favole diventarono metafore di vita, quando papà ripartiva gli occhi si velavano di pianto, per non parlare della mamma, una profonda tristezza nasceva dalla dolcezza del suo sorriso forzato.

Grazie al cielo non restavamo sole, c'erano i nonni, la casa.

Il nonno, nonostante il duro lavoro nei campi, aveva tempo di recitare il rosario in un latino maccheronico che solo lui sapeva dire, aveva tempo di ascoltare in cucina la radio con le ultime notizie di Radio Sera. Era veramente convinto e devoto ai suoi ideali di democrazia e di libertà. Aveva partecipato alla guerra del '15 — '18, piccolo soldatino di diciassette anni, biondo con gli occhi azzurri, ci raccontava di come fosse riuscito a tenere il fronte da solo; per il suo coraggio ricevette un encomio solenne dal comandante e una medaglia d'oro gelosamente custodita sotto il letto, ma forse ancor più nel suo cuore.

Il rito del tè ogni sera significava che l'ora di andare a dormire era vicina e nonna per conciliare il sonno, intonava un'antica filastrocca — preghiera "A letto a letto me ne vo'". L'atmosfera era così magica che io e Maria rallentavamo il passo su quelle vecchie scale di legno, allungando così quel momento unico che ci separava dall'andare a dormire. La notte

arrivava presto, le ultime preghiere con la mamma, le lenzuola ruvide e profumate. Senza i ricordi mi sarebbe mancato quello che costituisce l'incanto della mia vita. Paese, casa, non vi ringrazierò mai abbastanza per ciò che mi avete donato.

 

Pia Di Berardino




AUGURI ALDO

 

Tu hai bisogno di me

per ricevere tenerezza, energia

d'amore che libera e trasforma la

tua vita.

Io ho bisogno di te,

della tua inimmaginabile generosità,

che riempie il mio cuore di gioia

Auguri Aldo!

Le dissonanze della quotidianità

si innalzano in sinfonia, per questo

viaggio stupendo....... della nostra 

vita

ALLE MIE FIGLIE VERONICA E SILVIA

 




Alle mie figlie Veronica e Silvia

Vi auguro sempre di avere coraggio di prendere il largo, verso nuovi orizzonti.

Una volta raggiunti, ripartire di nuovo, senza timore; perché per una barca ferma, restare a riva, è sempre un naufragio.

 

Pia Di Berardino



Veronica




Silvia



IL TEMPO DELLA CONTENTEZZA

 





Il tempo della contentezza

 

 

Il venticello della giovane stagione

accarezza il viso e scompiglia i miei capelli,

Allontana benevolmente rumori e distrazioni

Dell'essere e del vivere.

L'aria profuma dei ricordi

Che si amano di più.

La terra ritorna generosa

Nella sua eterna novità,

E' primavera!

Non più strapiombi, né buio doloroso,

Ora solo cascate di luce,

Arcobaleni di colori, incanto, antica alchimia

Della ritrovata stagione. Il presente diventa la strada,

Lo sguardo volteggia limpido e luminoso

Su immense distese verdi,

Macchie di colore là e qua.

Le corolle dei fiori

Raggiungono il cielo,

E' gioia immensa la mia.

Libere volano le rondini,

Inseguono primavera

In un'antica danza,

Sfiorano il mio capo,

Sorrido intrecciando nel cuore corone di fiori. 

 

Pia Di Berardino







FESTE PATRONALI


 

Feste Patronali



C'era una volta un paese dove il cielo era azzurro come i petali dei più bei fiordalisi...e ancora c'è questo paese, Santo Stefano, dove convivono in armonia Coopatroni e Santi protettori. Narravano gli antichi che a Scurcola Marsicana, quel San Vincenzo, aveva la testa troppo piccola rispetto all'imponente corpo: la statua prima o poi avrebbe fatto una triste fine. Mossi dalla compassione i santostefanesi, si recarono a piedi, nel paese che conservava la statua e la trasportarono fino a Santo Stefano, dove il culto della Cristianità superava ogni cosa. La terza domenica di Maggio era la festa di San Vincenzo Ferrer. Il giovedì alle ore 5:00, veniva esposta la statua con una solenne e commovente cerimonia: “La disposizione 'e Sammincénzo”. La domenica della festa ci si alzava all'alba. Gli uomini si prendevano cura degli animali domestici, le donne anticipavano la cottura dei cibi. Tante erano le portate a tavola da preparare; quella tavola sempre più numerosa: musicante, familiari, parenti ed amici venuti da lontano. Si preparava ogni cosa in tempo per trascorrere la festa all'insegna del rispetto reciproco, della condivisione e della contentezza, dimenticando la faticosa vita di una comunità rurale. A svegliare tutto il Paese, era il suono a “'nglaia” (a gloria) delle campane, manovrate da abili mani, sembrava quasi toccassero il cielo; persino il sole si faceva vedere e subito pensavo che il Signore lo avesse mandato per rendere ancora più bella la festa. La mattina presto in piazza arrivavano i “bandisti”, quasi sempre dalla Puglia, precisamente da Andria e da Pietrelcina; scendeva dalla corriera un'intera orchestra tutta in divisa color carta da zucchero. Ad attenderli c'erano i “festaroli” che gentilmente consegnavano a ciascuno un biglietto con scritto il nome della famiglia ospitante. Qualcuno della mia famiglia, andava a dormire nel pagliaio, pur di fare bella figura con il musicante. L'accoglienza era sacra. Ricordo che una volta, ospitammo a casa una cantante lirica. Esercitò la voce per gran parte della notte; ancora sento nell'aria quella particolare melodia e rivedo quella bella signora, con il suo lungo vestito damascato, color indaco. Quando le campane “raccennavano” tutti ci incamminavamo per ascoltare la Santa Messa. Com'era bella la nostra chiesa, sembrava una cattedrale! Addobbata con fiori di campo e con rose appena colte, era una festa di colori, di profumi; nell'aria si diffondeva odore di incenso, significava Presenza divina, una grande spiritualità. Veniva persino il Predicatore, Padre “Minicirdo”, che dal pulpito, narrava a gran voce la vita gloriosa del Santo. Ecco uscire i Gonfaloni dei Santi, si muovevano spinti dal leggero vento di primavera, a seguire le statue: San Vincenzo con la sua tromba, vestito di bianco con il mantello nero, Santo Stefano protomartire vestito di rosso, Sant' Emidio con abito episcopale color giallo oro, Sant' Antonio da Padova con il saio marrone, Santa Filomena vestita di verde e rosso scuro...e la Celeste Madonna dell'Assunta; tutti portati a spalla dopo una lunga e discussa asta. La banda accompagnava i Santi e i fedeli per le vie del Paese, con nostalgiche marcette. Durante la processione si pregava e si cantava con grande ardore. Le donne con il fazzoletto nuovo in testa e gli uomini “remmutati”in abiti rispolverati per l'occasione. Io e Maria prese per mano da mamma e da papà sembravamo gemelle, con i vestitini uguali, cuciti e decorati appositamente per la festa 'e Sammincénzo. Sull'aia del Paese le statue venivano adagiate su tavoli, ricoperti da tovaglie bianche, sapientemente ricamate; tutto era pronto per la benedizione dei campi e per cantare inni di ringraziamento. Tamburi, ottoni e clarinetti, suonavano e scintillavano al sole. Una grande devozione per una grande festa. Alcune donne camminavano a piedi nudi per tutta la processione. Ricordo in particolare la mia zia Rosalia, scalza, con il veletto nero in testa ed in mano un cero acceso, comprato ogni anno alla cereria Sidoni di Roma. Tra canti e preghiere, qualche distrazione non mancava mai. Da ogni vicolo, da ogni finestrella aperta, di là, di qua, si sprigionavano profumi di coniglio alla cacciatora, agnello al sugo, bollito con “bianchetto. Io intanto pensavo alla pizza dolce di mia nonna, un Pan di Spagna tagliato a strati, imbevuto con marsala e farcito con crema, ricoperto infine da una glassa bianca fatta di albume d'uovo e zucchero. Piano piano, i Santi, venivano accompagnati da Don Francesco e dai numerosi fedeli in chiesa. Un ultimo saluto, una preghiera, un bacio, una richiesta. L'odore di incenso era forte davvero! Dopo il lungo e prelibato pranzo, tutti ci ritrovavamo nella Piazzetta illuminata dal sole. Le due bancarelle, con bandierine e palloncini colorati, rapivano lo sguardo di noi bambini. Le noccioline americane, le “sciuscelle” (carrube), erano veramente una golosità. Il mitico Domenico Fracassi, con il suo carretto di gelati artigianali, si spostava da una parte all'altra ripetendo: “Su su! Forza bambini! Piangete che Domenico se ne va!”. Questo invitante richiamo riscuoteva sempre successo con noi bambini,così correvamo a prendere l’ultimo gelato di Domenico. La sera della festa di San Vincenzo l'orchestra, diretta dal Maestro, si esibiva sul palchetto della Piazzetta ed eseguiva i famosi “pézzi”, che altro non erano che brani, pezzi d'opera famosi, scritti in una lavagna sulla parte destra del palco, dove ciascuno poteva leggere. Venivano eseguite opere come La Traviata, l'Aida, la Sinfonia n.40, il Nabucco. Il concerto si concludeva negli ultimi anni… con la Marcia di Radetzky. Il Maestro veniva omaggiato con fiori, consegnati da noi timidi bambini di paese. La festa di S. Vincenzo volgeva al termine. Una grande malinconia gonfiava i nostri piccoli cuori, che nella loro ingenua semplicità, sentivano già la leopardiana nostalgia de:” La sera del dì di festa”; ci avviavamo sull'aia per ammirare i fuochi artificiali, con le bocche aperte, gli sguardi attoniti, rivolgevamo gli occhi ai giochi di luce. Fontane azzurre, cascate di colori, stelle e arcobaleni, facevano giorno nella grande e buia vallata. Da ogni parte si udiva un esclamare gioioso: “Che bello, che bello!...”. Oggi come ieri, questo importante evento, del Santo autore di tanti miracoli, è molto sentito. La devozione, la tradizione è stata tramandata e accolta dalle nuove generazioni. L'unico cambiamento, è che l'immensa folla di gente di una volta, si è trasferita verso orizzonti nuovi, verso la Luce Celeste, “passando il testimone” ai giovani così volenterosi di continuare. C'era una volta e ancora c'è, in un paese baciato dal sole, la festa ‘e Sammincénzo.

LA VITA PRIMA TI PROVA, POI TI SORRIDE

Sono fiori di strada, sbocciati in condizioni difficili . Se li osservo , hanno una vitalità e bellezza indicibile. Fuoriescono con tenacia dalla sterpaglia, riuscendo ad essere unici ed uniti ☀




La vita prima ti prova, poi ti sorride

  

 

Non è cosa facile dare un significato

profondo all'esistenza.

Un vortice freddo mi avvolge

e, senza esitazione, con incoerenza, invade il dire e il fare.

Un desiderio insaziabile di possesso, di consumo, 

e l'ansia e la paura, 

e l'incapacità di sperare.

Giorni e notti bui, 

abbagliata da luci artificiali, 

che rendon impossibile il silenzio

nella confusa mente.

Immersa in una palude maleodorante,

che falsa gioia e sentimenti

...finalmente ora, son solo ricordi.

Con tenerezza li guardo, 

un tratto di strada, insieme abbiam fatto.

Invertendo la rotta, lentamente, lentamente, ho camminato...

Mèntore mi presenta la calma, il valore del silenzio, 

il tempo di qualità e di libertà.

Pian piano ogni fragilità si allontana.

Ogni buio pensiero necrotizza, 

ogni azione selvaggia fa posto alla gentilezza,

al rispetto, all'amor di sé,

alla volontà di costruire un equilibrio di sana convivenza, di condivisione e reciproco 

sostegno.

Si liberano le azioni ed i pensieri profumano l'aria,

raggiungono le alte vette;

una calda ed immensa armonia mi avvolge.

È la primavera dell'anima!


 

Pia Di Berardino 





BUON COMPLEANNO

 


IL BATTESIMO

 


RACCONTI PER BAMBINI

 Viaggio attraverso le stagioni


C'era una volta un bambino di nome Angelo. Angelo aveva i capelli castani e gli occhi marroni, era un bambino allegro, vivace e molto curioso. Viveva nella sua grande casa insieme ai genitori e al fratellino, frequentava la scuola dell'infanzia ed amava passeggiare nei campi, sempre alla ricerca di cose nuove da scoprire. I pomeriggi di solito, dopo la scuola, li trascorreva al Parco. Angelo aveva tanti amici con cui giocare e con cui divertirsi a fare capriole, balzi e piroette sui prati, a giocare a nascondino tra gli alberi, a rotolarsi tra i fiori in cerca di farfalle colorate. Angelo amava tanto la natura con i suoi fiori colorati, e sue piante profumate ed i suoi alberi giganti; spesso in compagnia del nonno scopriva le forme, i colori ed i suoni della natura. Un giorno passeggiando nel Parco Angelo vide che il suo albero preferito aveva qualcosa di particolare. Le foglie, prima verdi, si stavano colorando di marrone, di giallo, di rosso e piano, piano cadevano al suolo. Il sole non era più tanto caldo, le giornate si stavano accorciando e la luce non aiutava più le foglie degli alberi a produrre la clorofilla che dava loro il caratteristico colore verde. L'albero disse ad Angelo: “Osserva le mie radici, il mio tronco, i miei rami spogli, io sono molto sereno, l'autunno è una delle stagioni migliori!” “Perchè?” chiese Angelo. Rispose L'albero: “Le foglie ormai vecchie se ne vanno, tanto sole hanno ricevuto d'estate! Prova anche tu Angelo ad osservare i colori autunnali: le foglie non sono solo gialle, ma di tanti colori sfumati. Se ne osservi anche una sola, puoi vedere come sia ricca e piena di vita! Si, anche una foglia caduta non muore, ma servirà, una volta a terra, a dare vita ad altre piante. La pioggia la farà marcire, ma da lei ne nascerà una nuova”. Ascoltando queste parole Angelo capì che la scena che vedeva non era affatto triste, ma sembrava quasi una lieta sagra estiva o una preghiera di lode di ringraziamento che si levava verso il cielo dagli alberi, dalle foglie cadute, da tutta la terra. “Quanti animali nel parco! Cosa fanno durante l'inverno?” chiese Angelo. Rispose l'albero: “Molti animali per difendersi dal freddo si addormentano e vanno in letargo. Si sveglieranno a primavera. Alcuni uccelli si preparano a migrare verso paesi più caldi, altri fanno scorte di cibo e vanno alla ricerca di un posto caldo ed asciutto per dormire insieme ad altri animali”. Angelo si accorse che l'aria era un po' più tiepida, “Siamo in Ottobre!” pensò. Guardò il cielo e due nuvole dispettose stavano coprendo il sole. Una gocciolina i pioggia toccò il naso di Angelo, poi una seconda, una terza, il cielo si fece subito di un grigio scuro ed un tuono preannunciava l'arrivo di un acquazzone. La pioggia cominciò a cadere sempre più abbondante. Angelo corse a casa a procurarsi gli stivali, un impermeabile ed un ombrello per potersi riparare. Nonostante la pioggia, uscì lo stesso nel Parco a giocare. Gli piaceva correre e saltare, ascoltare il rumore delle foglie secche che si sbriciolavano sotto le scarpe. Angelo era felice. Il paesaggio autunnale gli piaceva, gli alberi avrebbero dato frutti golosi: le castagne, le pere, le mele cotogne, ecc. la vigna del nonno era colma di grappoli d'uva maturi e succosi, Angelo non vedeva l'ora di poter aiutare il nonno nella vendemmia, nella preparazione del vino e nella semina del grano. Passarono i giorni e Angelo vedeva che il suo albero perdeva sempre di più le sue foglie, tanto da rimanere spoglio. Un giorno tornando nel Parco ebbe un brivido di freddo e l'albero gli sembrò così vecchio da avere i capelli bianchi. Angelo gli disse: “Sono curiosi i tuoi capelli, brillano come diamanti e sembra una chioma tutta infarinata, sembra addirittura panna montata!”. Rispose l'albero: “La neve ha ricoperto i miei rami e le mie radici e sotto il morbido strato io riparo nei solchi il buon grano dorato! Sotto la neve c'è il pane per te e per tutti i bambini, ma soprattutto io porto il dono più bello” “Che cosa?” chiese Angelo “Dillo subito!”. L'albero rispose: “Io porto la festa più soave, porto il Natale! Fu una stella cometa ad annunciarlo ai Re Magi e furono gli Angeli ad avvertire i pastori in una notte lontana a Betlemme. I pastori vegliavano il loro gregge e i Magi osservavano il cielo aspettando qualcosa. E il Signore non li deluse. Aspettavano il Messia, un Re, il Re del mondo e trovarono in una mangiatoia un piccolo Bambino, in una fredda capanna. Ed era Dio. Ma non aveva nulla e chiedeva tutto agli uomini, anche ai più poveri, soprattutto ad essi perché avevano la volontà e il cuore di dare. Chiedeva a tutti la protezione per i suoi genitori che erano poveri, in viaggio e senza alloggio. Chiedeva ai pastori un po' di latte. Chiedeva ad un bue e ad un asinello un po' di calore e dava a tutti in abbondanza la sua luce, il suo amore, la sua pace. Il bambino Gesù è venuto tra gli uomini così miseramente per insegnare loro ad amare e forse per questo, senza neppure accorgersene, gli uomini hanno cominciato a contare gli anni dal giorno della sua nascita, per non dimenticarsene più. Così Gesù ha iniziato, nel giorno della sua nascita, la salvezza del mondo, il dono del Creato con tutte le sue meraviglie da rispettare e conservare”. “Anche l'inverno è una bella stagione!” pensò Angelo. Insieme al papà andava a sciare nelle montagne più alte. I nonni gli avevano regalato gli sci e una tuta colorata molto bella. Un sabato del mese di dicembre Angelo era in casa insieme al papà e al fratellino ad addobbare l'albero e a costruire il presepe. Il Natale era alle porte e bisognava prepararsi ad accogliere la nascita di Gesù. Uscì in giardino a procurarsi la corteccia per allestire la capanna. L'aria era rigida, la neve aveva ricoperto tutto il paesaggio. Angelo pensò subito di tirar fuori i caldi e colorati maglioni di lana che gli aveva confezionato la nonna. Su un albero, infreddolito un uccellino cantava e Angelo si avvicinò ad ascoltarlo. L'uccellino volò via alla ricerca di qualche briciolina da mangiare. Angelo vide da lontano i suoi amici e corse subito a prendere gli scarponi, la sciarpa, i guanti per potersi rotolare insieme a loro nella neve. Prepararono un bellissimo pupazzo di neve e dopo il duro lavoro, Angelo invitò i suoi amici dalla mamma che aveva preparato uno squisito latte caldo con il miele e dei biscotti. Un bel mattino Angelo osservando la natura sentì una voce provenire dalla parte destra del Parco: “Lasciatemi rinascere, perchè ho dormito abbastanza!”. Era l'albero che apriva i suoi rami al tepore del mattino. Sembrava fosse accaduto un miracolo, pensava si trattasse di un albero di pesco, melo, ciliegio o mandorlo. La primavera è la stagione dei risvegli. Sbocciano i fiori, la natura rinasce, le giornate sono più chiare ed il clima è più mite. Nei campi seminati spuntano i primi germogli; gli animali che erano andati in letargo si svegliano ed hanno molta fame. Angelo ed i suoi amici furono presi dalla voglia di cogliere i rami, ne spezzarono alcuni e alla fine stanchi li gettarono in un ruscello che aveva acque limpide come non ne avevano mai viste; il cielo si specchiava anche lui in quelle acque! Si arrampicarono su un albero per prendere i fiori, mentre tentavano di salire dal tronco, sentirono l'albero che si lamentava: “ Ahi, ahi, ahi, mi fai male! Ehi bambini ma lo sapete che i fiori e le foglie degli alberi non si strappano?” Angelo rispose: “I tuoi fiori sono così belli che volevo averne uno per me!”. L'albero era felice del complimento, ma spiegò che i fiori e le foglie non solo rendono bella la natura, ma in estate ci donano tanta buona frutta. Gli alberi sono importanti perchè grazie a loro abbiamo ossigeno che fa vivere gli uomini e gli animali. Angelo ed i suoi compagni promisero di non farlo mai più e di rispettare l'ambiente. Guardando il cielo azzurro dove tante rondini intrecciavano i loro voli, sentendo l'aria tiepida, il suo profumo, il suono di campane di una chiesa, Angelo domandò ai suoi genitori il perchè di tanta festa. “E' arrivata la primavera e ci porta la Santa Pasqua! Gesù è risorto. Le campane suonano e annunciano questa notizia in tutto il mondo”. L'estate è la stagione che Angelo ama di più. Le condizioni meteorologiche sono quasi sempre buone, c'è il sole che scalda tutta la natura. A luglio e a agosto Angelo va al mare con tutta la famiglia, si riposa e si diverte, non va a scuola e può andare a dormire più tardi. Fa delle enormi scorpacciate di pesche, albicocche, anguria, ciliegie. Anche l'abbigliamento cambia è più leggero, può indossare pantaloncini e magliette. L'unico inconveniente dell'estate sono le zanzare che di notte non fanno dormire, disturbano il sonno di Angelo, creandogli bolle giganti e pruriginose. Le lucertole prendono il sole, le api, le farfalle, le coccinelle e tanti altri insetti volano felici, tutti gli uccellini cinguettano contenti. Angelo aveva imparato tante cose. Aveva fatto un bellissimo viaggio insieme all'albero alla scoperta delle stagioni. Aveva imparato tante canzoncine e filastrocche, intrecciato danze per le feste. Ogni stagione era bella per Angelo! Ringraziò il Signore per aver disposto il mondo in maniera tanto intelligente e per avere imparato a giocare, a crescere serenamente nell'ambiente naturale.

 

Pia Di Berardino